

Tutti i Governi dei principali paesi europei e l'amministrazione Obama negli USA stanno usando le politiche di bilancio e fiscali in funzione anticiclica. La dimensione e i contenuti degli interventi variano in rapporto alle specificità nazionali e alle diverse condizioni della finanza pubblica. Però tutti, senza eccezione, hanno cambiato la loro politica di bilancio, chiamandola a contribuire a ridurre il costo sociale della recessione e ad accelerare il suo superamento.
Tutti, tranne uno: il Governo italiano, che continua ad annunciare interventi e a sfornare decreti - l'uno confusamente correttivo dell'altro - ma pretende di lasciare inalterate le scelte di bilancio operate con la manovra triennale dell'estate scorsa (decreto-legge 112 del giugno scorso), cioè quando la crisi non era ancora scoppiata. Tutti i cosiddetti "decreti anticrisi" che sono stati via via approvati da allora, infatti, contengono disposizioni di spesa e di riduzione del gettito che, oltre ad essere di modesta entità e insufficienti, sono finanziariamente "coperte", ossia finanziati con riduzioni di spesa ed aumenti di entrata, così che la politica di bilancio per il 2009 del Governo Berlusconi mantiene un robusto carattere prociclico: una restrizione per 10 mld di euro, in piena recessione.
Contrariamente a quanto propagandato dal Governo in merito alle risorse stanziate per finalità anticrisi e stando alle relazioni tecniche del governo e ai dati della Ragioneria Generale dello Stato la sommatoria delle risorse lorde impiegate da questi provvedimenti ammonta a 18,1 miliardi nel 2009 (12,6 miliardi nel 2010 e 13,4 miliardi nel 2011), a fronte di fonti di finanziamento che valgono 28,3 miliardi nel 2009 (31,9 miliardi nel 2010 e 44,5 nel 2011: di conseguenza, l'impatto netto dell'insieme dei provvedimenti è fortemente restrittivo, con una riduzione dell'indebitamento netto - almeno in base alle intenzioni del Governo - di 10,2 miliardi nel 2009 (0,7% del Pil), che salgono a 19,2 miliardi nel 2010 (1,2% del Pil) e 31,2 nel 2010 (1,9% del Pil). Questi numeri derivano pressoché interamente dalle disposizioni del decreto legge 112/2008 (la manovra d'estate), e non vengono controbilanciate né dal decreto legge 185/2008 (il pacchetto anti crisi, che ha un impatto finanziario nullo nel 2009 e leggermente depressivo nel 2010 e 2011) né, tantomeno, dal decreto legge 5/2009 (interamente finanziato da maggiori entrate e minori spese in conto capitale).
Per dare una risposta il Gruppo del PD alla Camera ha presentato un pacchetto di proposte, per finalità espansive, di cui si illustrano di seguito i principali contenuti: