“Le parole da non scordare”: domenica al porto di Rimini, arte e musica per traghettare le nostre radici nel futuro

"Al paroli da nu zcurdé", le parole da non scordare, perché sono il nostro tessuto, il nostro vissuto, per dirla con lo scrittore Piero Meldini, "un legame". Che quando si perdono o si modificano, diventano più che una perdita, talvolta "un tradimento". Ed ecco che la politica, che si occupa di tante cose, a Rimini, per un giorno, tornerà ad occuparsi di quelle parole che tengono insieme una comunità, con un evento, domenica 6 aprile, dalle 15,30 alle 18, tra le due sponde di Rimini, una quella di piazzale Boskovich, al Porto, l'altra alla Darsena. Due sponde di Rimini unite da un traghetto musicale - il "Gnint l'è pez", a bordo una fisarmonica, una chitarra e un "bidon bass" - che porterà i viaggiatori ad esplorare la nostra lingua nei due eventi, ai quali partecipano diversi artisti, ciascuno con la loro originale ricerca, linguistica e artistica. Dallo scrittore Piero Meldini, scrittore e studioso delle nostre radici linguistiche e gastronomiche, a Word, musicista e rapper dialettofono, da Gianfranco Miro Gori, direttore della Cineteca riminese, allo scrittore e poeta dialettale Guido Lucchini, dalla cantante Liana Mussoni ai poeti Gianni Fucci e Francesco Gabellini, dall'attore Marco Bianchini ("assessore al dialetto") a Veronica Rua, protagonisti di incursioni artistiche ai quali collaborerà Eron.

"E' un modo di esplorare la nostra cultura, ma anche, per chiunque interverrà, per portare le parole e il loro significato con sé, nel futuro. Potrà farlo sui due muri che verranno allestiti, di cinque metri, dove segnare pensieri, parole, figure importanti del nostro tessuto", spiega Andrea Gnassi, segretario provinciale del Partito Democratico, che ha presentato insieme allo scrittore Piero Meldini e al regista Gianluca Reggiani la manifestazione di domenica pomeriggio. Perché, come dice lo scrittore, "la perdita di una parola non è solo la perdita di una sfumatura. Per chi nasce da famiglia dialettofona è normale pensare in dialetto, e poi tradurre in italiano. Ma talvolta, le parole che affiorano dal dialetto, in italiano non ci sono". E allora, perdere le parole, vuol dire perdere una storia, popolare, certo, ma dalle radici nobili o antiche. "Garagul, ad esempio, uno dei nostri cibi più popolari, che nasce dal latino carecolis, conchiglia. O le poveracce, che non si chiamano così perché il cibo dei poveretti, ma dal latino pevere, pepe, perché il colore assomiglia a un mucchietto di pepe tritato. O le portugale, le arance, che crediamo si chiamino così dal Portogallo, ma dal greco bizantino, Partocallas (bel frutto). O il nostri cascioni, che nascono da calicioni, dolci medievali e rinascimentali a forma id mezzaluna e che troviamo anche in Provenza, i "Calicon". E chi li ha tradotti in crescioni non dovrebbe esistere, perché diventa una perdita, un tradimento".

"Oggi c'è un grandissimo interesse nel teatro contemporaneo per il dialetto. Gettiamo un ecoscandaglio che può far emergere chi siamo, dove andiamo, un ecoscandaglio che riemergendo può trovare qualcosa di più. Quando Camilleri presentò i primi Montalbano a Sciascia, il grande scrittore siciliano si chiese come avrebbe fatto il pubblico a capire il dialetto. eppure, Camilleri, ha avuto ragione: quando il dialetto funziona a questi livelli, vuol dire che è meglio non buttarlo a mare, ma traghettarlo da una parte all'altra".

"E' un mondo da esplorare - dice Andrea Gnassi - Un mondo come il nostro, che ha la cultura dell'ospitalità, potrebbe pensare a dei luoghi che possano ospitare no solo le nostre parole, ma le parole di tutto il mondo". Intanto, domenica, si potrà esplorare il mondo artistico capace di far esprimere il nostro dialetto, le nostre radici.

In allegato il volantino della manifestazione in pdf

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Commenti

ritratto di sabry

As sem diverti una gran masa!

Sabrina Ottaviani
complimenti, complimenti davvero agli ideatori di questa iniziativa! Sono le cose semplici come queste ma che si possono condividere con tutti che creano uno spirito di comunità. Voglio condividere con voi un commento di due signore anziane presenti, sedute accanto a me che si stavano divertendo durante l'esibizione di Marco Bianchini:
Una, rivolgendosi all'altra, quasi a volerle confidare un segreto e sospirando....- "Ma se i va so' chiilt al vidremm stal robi?"-